La vitamina D
Per interesse scientifico e in quanto direttamente interessato ho partecipato qualche tempo fa a un convegno medico su malattie a base autoimmune. Si tratta di una categoria molto vasta di patologie, che non condividono una radice comune, ma che vengono raggruppate da una caratteristica condivisa: in tutte assistiamo letteralmente a un tilt del nostro sistema immunitario, normalmente deputato alla difesa da quello che non è self diciamo noi biologi, vale a dire quello che proviene dal mondo esterno. In queste malattie il sistema immunitario inizia a riconoscere il self come “nemico” e in pratica, vista l’aggressività del sistema, ci facciamo male da soli.
Il convegno ospitato dall’Ospedale Sacco di Milano è stato molto interessante, e in una delle relazioni migliori, un immunologo di Tel Aviv, Shoenfeld Yehuda, ha parlato del ruolo della vitamina D partendo da un punto di vista molto particolare. Yehuda ha affermato che chiunque vada da lui per un consulto, esce di sicuro dalla prima visita con una prescrizione per la vitamina D e lui stesso, ha ribadito, da ormai 10 anni assume regolarmente tutti i giorni questa vitamina.
La storia è sorprendente e cela diversi aspetti evolutivi, oltre a quelli medici che sono del resto ovvi. La vitamina D ha probabilmente giocato un ruolo chiave nell’evoluzione di Homo sapiens. Quando la nostra specie ha lasciato l’Africa, al massimo intorno ai 100.000 anni fa, aveva la pelle scura. Era questo un adattamento all’intensa esposizione solare, ma spostandosi verso nord, dove la radiazione solare è meno intensa, la pelle si è schiarita principalmente per permettere la formazione della vitamina D che è infatti catalizzata dalla luce.
Il problema è che nel mondo industrializzato odierno noi prendiamo poco sole. Lavoriamo spesso al chiuso, e quando ci esponiamo al sole utilizziamo creme solari che prevengono brutti mali, ma che ci impediscono di catalizzare a pieno la reazione e questo ci espone a pericoli ancora maggiori. A livello biologico il ruolo della vitamina D non è unicamente legato alla deposizione di calcio nelle ossa, come molti pensano. Negli ultimi anni si è scoperto che la vitamina D gioca un importante ruolo ormonale, e quindi la sua attività sul metabolismo di un organismo è ben più complessa, e soprattutto, importante.
In un recente studio pubblicato da un gruppo danese guidato dal Dr Thomas Larsen viene mostrato come in un gruppo di pazienti caratterizzato da alta pressione arteriosa tutti gli individui mostravano chiari segni di deficienza di vitamina D. La somministrazione, soprattutto durante la fase invernale della vitamina D ha ridotto l’ipertensione dei pazienti, senza l’aggiunta di ulteriori farmaci. Il gruppo danese ha inoltre mostrato dati di rilievo: nel mese di febbraio, in Danimarca, circa l’80% della popolazione ha deficit di vitamina D per via della poca esposizione al sole. Un dato piuttosto inquietante, soprattutto se si pensa che carenze di vitamina D sono associate con una gamma di patologie: certi tipo di cancro, depressione, diabete, sclerosi multipla, malattie cardiovascolari e ovviamente il rachitismo. Quest’ultimo è sorprendentemente in crescita tra i neonati ed è collegabile direttamente a deficit di vitamina D. Il problema è che il rachitismo può non manifestarsi a livelli patologici gravi, ma con delle forme che possono anche essere male interpretate. È molto noto il recente, e drammatico, caso di una giovane coppia inglese accusata di molestie nei confronti del loro figlio di 4 mesi Jayden Wray. Dopo le accuse e la sottrazione del figlio, le lesioni notate sono state associate a carenza di vitamina D e rachitismo non diagnosticato. Addirittura si pensa che questo problema possa essere insorto durante la gestazione e alcune delle lesioni di Jayden Wray potrebbero essere state causate dal parto stesso.
Insomma, il problema del deficit di vitamina D è molto concreto nella nostra specie. Le persone con la pelle scura, che vivono più a nord, si espongono poco al sole e quando lo fanno usano protezioni elevate, chi si copre per motivazioni religiose, sono le più esposte al problema. Oggi le raccomandazioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità suggeriscono al giorno circa 10 minuti di esposizione al sole, senza protezione e con una buona superficie esposta. Il tempo è sufficiente per produrre la vitamina e non troppo prolungato per creare problemi di tumori alla pelle.
Non commettiamo l’errore di pensare che questo faccia bene solo alle nostre ossa. Una scelta di questo genere sta attivando il nostro metabolismo e sicuramente creando dei benefici al nostro sistema immunitario. In Inghilterra sono riusciti a far diventare il problema così noto che addirittura una delle più famose marche produttrici di cereali per la colazione ha aumentato il livello di vitamina D dei suoi prodotti.
Il mondo si sta muovendo in questa direzione. Non creiamo allarmismi, ma adeguiamoci. Mi sembra uno degli aspetti positivi della globalizzazione.
Fonte delle immagini: WikiMedia Commons










